martedì,
novembre 2014

BOX Utente
Non Collegato
54.91.45.143
Cerca nel sito
Statistiche
L'ultimo iscritto è bgiuli, benvenuto!
La nostra comunità conta 13233 iscritti
Nel nostro Motore ci sono 685 siti web
Sostienici
GLI ALTRI LIBRI DELLA BIBBIA
Antico Testamento :: Sapienza. Edizione TILC della Bibbia
LEGGI SAPIENZA :: CAP. 13
Processo all'idolatria
Il culto della natura
1Tutti quelli che non conoscono Dio,
nella loro debolezza si illudono.
Vedono le cose buone
ma non sanno risalire alla loro fonte;
prendono in considerazione le opere,
ma non sanno riconoscere l'artista che le
ha fatte.
2Essi ritengono divinità messe a capo del
mondo
il soffio vitale, l'aria leggera,
le costellazioni e l'acqua impetuosa,
il sole e la luna.
3Ma, se affascinati dalla loro bellezza
arrivano a considerarli dèi,
sappiano che il Signore di queste cose è
ancora più grande:
colui che le ha fatte è la sorgente stessa
della bellezza.
4Se sono presi da stupore per la loro
potenza ed energia,
imparino da loro quanto è più forte chi le
ha fatte.
5Perché, a partire dalle creature grandi e
belle,
ci si può fare un'idea del loro autore al
quale assomigliano.

6Ma questi uomini non si devon
rimproverare troppo.
Infatti forse si sbagliano
proprio mentre cercano Dio e vogliono
trovarlo.
7Tutti dediti alle sue opere, le indagano
e cedono alla loro bellezza,
perché sono belle le cose visibili.
8Però non si possono interamente scusare.
9Se infatti sono riusciti a esplorare
tutti i segreti del mondo,
come mai non sono stati i primi a scoprire
il Signore del mondo?

Il falegname si fabbrica il suo Dio
10Sono dei poveri diavoli, loro e tutte le
loro speranze,
quelli che invocano come divinità le opere
fatte da uomini.
Hanno fiducia in cose senza vita:
oro e argento lavorati con arte,
statue che copiano esseri viventi,
pietre senza valore, lavorate da mani
esperte.
11Prendiamo per esempio il falegname:
taglia un arboscello,
un legno facile da maneggiare.
Pratico del mestiere, toglie la corteccia.
Con la sua abilità lo lavora
e ottiene un oggetto utile per i bisogni di
tutti i giorni.
12Il legno che gli è rimasto
lo mette sul fuoco
per prepararsi il cibo e sfamarsi.
13Quel che gli avanza ancora e non serve più
a nulla
perché è storto e pieno di nodi,
lo prende e, per occupare il tempo, lo
scolpisce.
Con la passione propria dei momenti di
svago
riesce a dargli una figura
e ottiene l'immagine di un uomo
14o di un animale spregevole.
Poi lo colora di rosso,
prima con una terra speciale e poi con
alghe
finché non c'è più nessuna macchia.
15Poi cerca un posto adatto dove metterlo,
lo pone su una parete e lo fissa con un
chiodo;
16si preoccupa perché non cada.
Sa bene che è un pezzo di legno
incapace di pensare a se stesso:
è solo una statua e ha bisogno di aiuto.
17Eppure si mette a pregarlo
per gli affari, per le nozze, per i figli;
non si vergogna di parlare a una cosa che
non ha vita.
Per la propria salute si rivolge a una cosa
debole,
18per la vita a una cosa morta,
per ricevere un aiuto prega chi è senza
mezzi,
per i suoi viaggi chi è incapace di fare un
passo.
19Per guadagnarsi il pane, per il successo e
per il lavoro delle sue mani,
chiede aiuto a chi non riesce nemmeno a
muovere una mano.