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Il problema è proprio l’assenza dell’Uomo e l’episodio del Genesi è alquanto emblematico. L’omicidio – espresso in poche parole, neppure un versetto – nasce dall’uomo che non vede l’altro come fratello, ma come nemico, antagonista. Notate come anche in questa pagina, come già in Genesi 3, la posizione centrale sia occupata dalla domanda di Dio: “Abele, dov’è tuo fratello?” Caino rifiuta di avere un fratello e di essere fratello e rispondendo negativamente alla domanda dell’Eterno cancella il fratello dalla realtà della sua mente (“sono forse il custode di mio fratello?”). Ma così facendo Caino, cancellando Abele, cancella anche se stesso, cancella il suo essere fratello e questo non rimane senza conseguenze, perché se è vero che Abele, nel racconto metastorico non parla mai, però una volta ucciso, fa sentire la sua voce: “la voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo”. La terra impregnata del sangue del giusto grida verso Dio. Questo per dire a noi che se anche non vogliamo ascoltare la voce del sangue di tanti nostri fratelli e sorelle che grida dalla terra ormai profanata, non possiamo non ascoltare la domanda di Dio che, come scriveva Quasimodo, arriva fin dentro la nostra giornata: “Abele, dov’è tuo fratello?” La domanda di Dio e la voce del sangue del fratello che grida dal suolo risuonano ancora nei nostri condomini, nelle nostre periferie, nei Centri di prima accoglienza, nelle prigioni, negli ospedali, nelle baraccopoli delle città del mondo, risuona diretta e inequivocabile laddove la fraternità umana è uccisa dall’interesse economico, dall’odio, dall’ingiustizia e dalla violenza. Per potermi accorgere dell’altro, del suo bene o del suo male, io dovrei convincermi, prima di tutto, di essere proprio “il custode di mio fratello”...e le cose cambierebbero. Con affetto.
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